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“La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza, bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide”.
Martin Luther King

Una corsa lunga 42,195 km attraverso le Dolomiti e, più precisamente, ai piedi delle Marmarole orientali mi frullava in testa già da tempo.
Quest’idea, dopo aver guardato e riguardato le cartine, calcolato e ricalcolato i km e i dislivelli, l’avevo rinchiusa in un cassetto; un cassetto che continuava ad aprirsi regolarmente per tentarmi. Passato quasi un anno da quell’idea, era ora di realizzarla, senza se, senza ma e senza alcuna realistica previsione se fossi all’altezza o meno dell’impresa.
Quello che più mi spaventava non era la lunghezza, ma quei 2300 m di dislivello positivo.

     – Si ok Martin, ma se a metà iniziano i crampi o le vesciche? –

Basta scuse, fra due domeniche si parte. Chiamo il mio compagno di avventure, che inizialmente non era affatto convinto e decidiamo di tentare.

Ricontrollo per sicurezza tutto, lunghezza, dislivelli, vie di fuga, dopodiché ore 7,00 di mattina si parte.

Si parte dalla piazza IV novembre di Lozzo di Cadore; dopo aver percorso la “riva delle vace” (sentiero n°5) ci si trova a correre sulla bellissima “traversata del Cadore” verso il paese di Grea di Cadore.
Trovate la descrizione dettagliata di questo percorso sulla recensione del “trail de le longane”.
I giorni precedenti il tempo era stato molto piovoso, quindi l’erba è bagnata, inoltre fa un freddo cane e dopo 2 km ci troviamo già con i piedi bagnati e infreddoliti,

         – si ok Martin, ma fare altri 40 km con piedi, calzetti e scarpe bagnate non è la cosa più bella del mondo.
Giunti al paesino di Grea imbocchiamo il sentiero n° 264 e qui ha inizio la prima salita importante che ci porterà al rifugio Bajon sull’altopiano di Pian dei Buoi (circa 8 km); questo sentiero passa per c.d. Croda (cliccate qui per vedere il panorama).
Ora ci troviamo ai piedi delle Marmarole orientali, il tratto più suggestivo di questa maratona merito appunto del contatto diretto con la roccia dolomitica. Dal rifugio Bajon si arriva al rifugio Ciareido attraverso il sentiero n°272 che ci permette di riprendere una leggera corsetta che eravamo stati costretti ad abbandonare lungo l’impervia salita di Croda.
A questo punto il mio compagno di avventura decide che per lui può bastare e scendendo per il sentiero  n° 67 torna a Lozzo terminando il suo giro di 27 km.

Io, invece, deciso a completare l’impresa, continuo da rifugio Ciareido lungo il sentiero n° 28-272 verso Pian de Paradis.
Arrivato a Pian de Paradis scendo per Pomadona . Questa è la parte meno piacevole, ma a suo modo affascinante, del percorso: ghiaioni, un sentiero franato e un panorama desolato fanno sembrare di essere capitati nelle Terre di Mordor; in questo tratto, che porta a “Tabià Da Rin”, ho avuto modo di riflettere a lungo sui sentieri e sul loro mantenimento.
A chi servono? A cosa servono? Quando possiamo permetterci di dire che un sentiero è percorribile e quando no? Meglio pochi ma ben tenuti o molti ma abbandonati? Chi dovrebbe sistemarli?
Ricordo un post su un social network dove un turista si lamentava di un sentiero di Lozzo ritenendolo non percorribile perché aveva trovato molte piante cadute dopo il famigerato inverno 2014; allora quel post mi fece sorridere, poiché ho sempre pensato che la cosa più importante per un sentiero fosse la presenza dei segnavia per non perdersi, mentre invece qualche pianta caduta, qualche frana e qualche sorpresa facesse bene alla mente e mantenesse lo spirito avventuroso.

Ma ovviamente non posso essere nella testa degli escursionisti TOM TOM ovvero quelli aspettano che  il bosco sussurri:

“FACCIA UN INVERSIONE A U E IMBOCCHI IL SENTIERO n°268”      o      “FRA 500 m TENGA LA SINISTRA ED ESCA DAL N°268 E IMBOCCHI IL N°11 IN DIREZIONE SORACRODE”
Sta di fatto che il sentiero n°273 è franato molto e i segnavia sono quasi spariti quindi per circa un km bisogna andare un po’ ad intuito scendendo il ghiaione.
Giunto al “Tabià Da Rin” attraverso un grande prato imbocco il sentiero n°22, che poi diventerà n°21, e che porta a Malon Basso, sulle piste da sci di monte Agudo.
Da qui prendo il sentiero n°271 e riparto alla volta di Pian dei Buoi. Qui si deve affrontare la seconda grande salita ed è il tratto in cui la fatica si farà sentire maggiormente perché a questo punto si hanno gia parecchia km nelle gambe.

Arrivato al c.d. Bivio Pellegrini sull’altopiano di Pian dei buoi mi rilasso un pochino perché so che da ora in avanti la MARATONA DELLE MARMAROLE ORIENTALI è tutta in discesa; 200 m più avanti in direzione Lozzo ha inizio l’ormai celebre sentiero n° 69 che in pochi km mi riconduce in paese.

– Ecco Martin, alla fine ce l’ho fatta, fino ad oggi è stata la mia corsa più lunga nonché la più impegnativa.

Chissà se questa Maratona delle Marmarole orientali (42,195 km) in un futuro potrà diventare un vero e proprio anello segnato.

 

 

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